About
Casa Babylon non è un teatro per ragazzi, né il polifonico album dei Mano Negra, non è neppure una comune casa pensione, ancor meno un programma radiofonico e neanche un negozio di articoli frikkettoni.
Casa Babylon è un luogo, non so ancora se immaginario o reale, di certo esiste nella mia fantasia.
E questo è ciò che basta.
Anni fa, un vagabondo sudamericano mi raccontò di una località adagiata sulle meravigliose coste messicane, un porto nascosto, immerso tra la vegetazione subtropicale della Sierra Madre e le acquee cristalline del Pacifico. Mi disse che in fondo al paese, al di là di tutte le bancarelle di tacos e della concentrazione di turisti dell’ultima ora, esisteva un luogo tra la spiaggia e la selva, che si chiamava Casa Babylon. Era poco più di un normale caffè sul mare, naturalmente di vecchio stile e dall’aspetto un po’ retrò, che non solo vendeva birra caffè e concentrati di frutta esotica da degustare appollaiati in una comoda amaca all’ombra di un gigantesco albero, ma vendeva e prestava anche libri, giornali, racconti di viaggiatori capitati là per caso e fotografie di luoghi inesplorati; era un luogo accogliente, di semplice architettura dove chi vi capitava perché curioso di arrivare dove finiva la boscaglia, vi rimaneva fino a tarda sera leggendo, ascoltando musica di concerti improvvisati o semplicemente ammirando le scintille scoppiettanti di un povero falò.
In quel luogo ci transitava il mondo, liberi viandanti in cerca di chissà quale terra promessa, vagabondi spinti semplicemente dal puro e sano gusto del vedere e del conoscere. Erano tempi d’estate, di festa e di incontri; era sufficiente sedersi su qualche scoglio, davanti a quel caffè, per ritrovarsi ovunque e con chiunque, non più là, ma altrove.
Dal suo racconto quel luogo incantato ha aquisito nel tempo un fascino particolare, quel piccolo caffè di legno varipinto dove il mare porta con sé, insieme alla spuma delle magnifiche onde da surf, vite idee stati d’animo azioni emozioni racconti conoscenze esperienze viaggi, reali o chimerici che siano.
Mi piace immaginarmelo così quel posto, mi piace pensare che grazie a quel lontano racconto sbiadito esiste un luogo nella mia mente fatto di storie, di personaggi, di paesaggi incontrati vissuti o sognati che sia.
Questo spazio di parole sarà idealmente quel luogo, frutto di sogni di incontri di letture di visioni e di quant’altro. Scrivo per me, scrivo per esistere per sognare per navigare lontano.
