Casa Babylon …

Posted: settembre 10, 2011 in Uncategorized

Andre Dubus e la sua voce dalla luna

Posted: gennaio 26, 2012 in Letture

È raro trovare delle perle in mezzo a un marasma di pagine di inutile letteratura.

È ancor più raro trovare in pagine brevi l’intensità di un capolavoro, dosato perfettamente tra parole personaggi stati d’animo e sottili sensazioni.

È tutto questo e ancora di più il meraviglioso “Voci dalla luna” dello (semi) sconosiuto Andre Dubus, uno dei migliori scrittori americani del Novecento, grande amico di Richard Yates e John Cheever, maestro indiscusso della short story, e dunque anche di Raymond Carver.

È stata l’altrettanto meravigliosa copertina del libro, appena uscito dalle stamperie della raffinatissima casa editrice Mattioli 1885, ad attirare immediatamente la mia attenzione. E subito dopo, nella quarta di copertina, queste frasi:

Quando sono sola la notte – e mi piace esserlo – guardo fuori dalla finestra e capsico. Il nostro compito non è vivere grandi vite, il nostro compito è capire e portare avanti le vite che abbiamo. Vedo che sorridi ancora. E hai ancora gli occhi umidi. Asciugateli in fretta, prima che le mie amiche pensino che è successo qualcosa di brutto.

Leggi il seguito di questo post »

Ortese segreta

Posted: ottobre 21, 2011 in Letture

… Mi distoglieva sempre dal farlo  qualche cosa che adesso mi pare riconoscere come la furia  degli anni giovani. Il disinteresse supremo di questi  per un freddo marmo, nasconda esso pure  il corpo del poeta più amato.  Ma viene per tutti , ed è venuta anche per me, la mattina in cui la furia degli anni giovani sembra scomparsa all’orizzonte  come la nube di un bel temporale . mattina di primavera , terribilmente vuota, in cui ci si sveglia e non c’è più un amico, una speranza, e si è simile al sasso, alla foglia caduta ieri.  La primavera batte  con dita verdi sui vetri tiepidi, azzurrini, e apre adii senza parola qualche  nuova strada. Allora si deve uscire, e si va volentieri, cercando, con l’aria, il vento di qualche immagine. Un po’ d’azzurro, due alberi, sono simili a mani che ti consolino.

Così ho pensato di andare in fondo alla grotta, in fondo alla quale, in un paese di luce, dorme da cento anni il giovane favoloso.
Sono entrata in una piazza, poi in una strada, poi in altre strade e piazze. Tutto era infinitamente nuovo, lucente. Le facciate dei palazzi avevano un’aria di festa e di gioventù; la gente pur nelle rughe che pieghettavano sottilmente i volti, pur nel frusto degli abiti, camminava per i marciapiedi con la semplicità angelica , come incendiata  dal raggio di un mondo sovrumano. Provavo la sensazione  di scendere a un tratto nel mondo brillante della mia infanzia, dove tutto è benessere, luce, contemplazione.

Silvia, rimembri ancora…

Mi vengono a mente le sue parole, passano come uccelli in un cielo deserto, tutte, tutte le sue parole di luce, i vocativi affannosi e splendidi,  le esclamazioni accorate, quelle frasi ampie e luminose come giri concentrici del mare turbato da un sassolino…

Da “Pellegrinaggio alla tomba di Leopardi” in Da Moby Dick all’ Orsa Bianca di A. M. Ortese (Adelphi, 2011)
Leggi il seguito di questo post »

Nuovomondo di Emanuele Crialese

Posted: ottobre 10, 2011 in Visioni

Nuovomondo di Emanuele Crialese

Quest’anno a Venezia il cinema italiano è stato tra i protagonisti: Crialese si aggiudica il Premio della Giuria, Guido Lombardi invece Miglior Opera prima con il film “Là-bas” ; entrambi purtroppo si ispirano a fatti di cronaca di estrema attualità: l’immigrazione. Sembra quasi, ormai, essere divenuto un genere a sé, citava un articolo di critici francesi su Le monde, a proposito del nuovo cinema italiano.

In realtà le storie dei migranti che Crialese mette in primo piano sono storie di uomini, di relazioni, di spazi e di confini, di qua ed oltre il mare. Leggi il seguito di questo post »

Accabadora di Michela Murgia

Posted: settembre 9, 2011 in Letture
Etichette: , , ,


Anni Cinquanta, siamo tra la polvere delle strade di Soreni, un luogo non luogo dell’entroterra sardo. Maria Listru, 6 anni, ultima di 4 figlie, orfana di padre e profuga di una famiglia che tira a campare. Bonaria Urrai, detta Tzia Bonaria, alla quale la guerra le aveva rubato l’abito da sposa, una donna forte, sola, che cuce gli abiti e conforta gli animi. Non solo sarta ma colei che finisce, l’ultima madre, l’accabadora.
La piccola Maria un giorno divine Fillus de anima tra le braccia e le intenzioni di tzia Bonaria.
E’ così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai.
Incomincia così il libro, forse tra i più potenti della stagione letteraria 2009 – 2010, quanto meno nel panorama italiano. Accabadora, della scrittrice sarda Michela Murgia, classe 72.

Splendido romanzo di formazione dove l’amore, la povertà, la ricchezza, la terra, ma soprattutto la maternità e la vecchiaia vengono messe a duro confronto per raccontarci di un tempo e di un luogo indeterminato dove la vita e la morte s’incontrano per generare un’alchimia perfetta. Leggi il seguito di questo post »